alla gente manchi in modo strano, ti inserisce in capitolati dettagliati, indicizzati in complicate spirali. di cui dovresti avere memoria. ma, intanto e sempre, ti smarrisce l’opulenza della simultaneità. l’imprevedibilità delle variabili. il vero miracolo è l’abbondanza delle forme, lo spessore del colore, l’inesorabilità decisiva del segno che ripete, ripete e ripete. in un reticolo che non riesci a immaginare, mentre ti accalappia l’arcano (l’inesattezza dei termini è la poesia dei poveri di spirito?) eloquio dei matematici e dei loro oggetti a cinquantasette dimensioni. la chiamano, definiscono: bellezza della simmetria. la trascendenza dell’algoritmo.
April 2007
(ho tacchi, sì. a spillo. lucenti. raffinati. ci inarco le mie anche ossute sopra. ci costruisco un’andatura di donna. per un istante i miei capelli sanno della forma intatta del parrucchiere)
io non cambio laddove nulla muta. è una legge che nessuno pensa vera.
come sfogliando un vocabolario:
palestra: faticosa sferzata d’aerobica ai miei polmoni asfittici, alle mie gambe inesistenti, al mio culo davvero troppo piccolo.
droga: assunzione quasi costante: rido sgozzata di ogni fruscio di possibilità. e non io sola, dato che E. quasi si soffoca davanti all’antipasto sputandoci sopra tutte le vibranti e le nasali che il francese consente. e sono parecchie.
sesso: troppo poco ultimamente, troppe chiacchiere. triplicare almeno i dosaggi. diversificare? complicata esigenza se deve fare il paio con prestazioni di certo valore.
idioti: in aumento, trasversalmente per di più. nomi e cognomi a portata di taccuino. nickname anche. depenno con agio e sicumera.
ricordi: indomabili e surreali. miccia che si consuma. significante e comburente.
affetto: sempre in tragico asintoto. ma è la regola. la mia regola. la mia personale disequazione con la felicità. saldo ondivago.
notte: afasica realtà. mistura d’ingerenza.
libri: pane quotidiano. occhi consumati. sempre troppo poche le righe divorate.
divinità e affini: non demordono nelle altrui vite. io m’accosto con curiosità d’infante che seziona insetti. fucilata superba di A.: mentre voi donne inventavate il tombolo, noi uomini inventavamo dio. intelligenti pauca.
città: bologna. se è poi Esse che mi ci trascina dentro, sono squarci di quiete irrigante.
ora: senza sussidiario: posacenere nauseante. dita che s’appesantiscono. gallo in controcanto. penso a P. e alle sue allodole. domani gli scrivo due righe. gli dico: amico. lui capirà e s’accenderà una paglia vivisezionando immagini e spirali d’immagine, come quella notte a Roma. s’udiva la sua voce sola. avrei voluto non tacesse mai. demiurgo sottile. perfetto. personale equazione con il non senso della verità.
in una mail D. mesi fa mi scrisse: baci sparsi.
appunto.