November 2003


E’ sempre in uno stato d’animo non destinato a durare che si prendono risoluzioni definitive.

Si diventa morali non appena si è infelici.

Nello stato d’animo in cui si "osserva" si è molto al di sotto del livello su cui ci si trova quando si crea.

E’ Proust e per essere esatti tutte e tre le citazioni sono tratte da All’ombra delle fanciulle in fiore. E qui, tutti, ma proprio tutti, si possono attaccare al cazzo!

 



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Accadono stuidaggini, semplicemente accadono stupidaggini… troppe nozioni fuori contesto. Ecco qual’è il problema: troppe nozioni fuori contesto. E troppo ego, esagerata e massiccia presenza di sè Devo bere, ecco cosa devo fare.

"Francamente me ne infischio". Questo sì che è un finale! Questo sì che è un grande inizio!



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Non riesco a rassegnarmici: L’ora di religione è un capolavoro. Perfetto. Ci penso e dico: ok, è chiaro è un gran film, tutto a posto. E’ un gran film e tutto procede bene, ma poi mi distraggo e quando ci ripenso mi inchioda. Inutile cercare di farsene una ragione.



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Lèvin e Anna si incontrano così, lei praticamente esce dal proprio ritratto. Tolstoj da genio impenitente doveva farli incontrare quei due, i due estrmi assoluti, gli orizzonti del romanzo. Così:

"...Lèvin guardò il ritratto che nella luce scintillante sembrava uscire dalla cornice e non potè distogliersene. Dimenticò persino dov’era e, senza sentire quel che si diceva, non staccava gli occhi da quella sorprendente pittura. Non era un quadro, ma un’incantevole donna viva con i neri capelli ondulati, le spalle e le braccia nude e un pensieroso accenno di sorriso sulle labbra coperte di una delicata peluria, che lo guardava trionfalmente e teneramente, con occhi che lo turbavano. Non era viva per il solo fatto che era più bella di quanto possa esserlo una donna viva. "Sono molto contenta", udì improvvisamente vicino a sè una voce evidentemente rivolta a lui, la voce della stessa donna che lui ammirava nel ritratto. Anna gli era uscita incontro da dietro la grata e , nella penombra dello studio, Lèvin vide la stessa donna del ritratto, con un abito scuro d’un turchino cangiante, non in quella posizione, non con quell’espressione, ma alla stessa vetta di bellezza in cui era stata colta dall’artista nel ritratto. Era meno brillante nella realtà, ma, in compenso, nella donna viva c’era qualcos’altro di nuovo e affascinante che nel ritratto non c’era" (L.N. Tolstoj, Anna Karenina, trad. di Serena Vitale)

Lèvin ne resta copletamente inebriato e a lei non sfugge. Parlano e lui pensa che tutto quello che ha ascoltato prima non era niente, che tutto quello che lui stesso aveva detto fino a quel momento era niente. Nello spazio fisico che li divide si mescolano finalmente, e per un istante, peccato e purezza, caos e ordine, vita e morte. E si contaminano e si realizzano. E si dividono. Lèvin vedrà Anna esattamente. Il turbamento che Kitty disprezzerà ("Tu ti sei innamorato di quella donna disgustosa, lei ti ha stregato"), turbamento che lui stesso si lascierà alle spalle, sono la cifra della Karenina, il suo canto migliore. Più tardi, a casa, Lèvin placando le ire volgari della pur meravigliosa (nella visione tolstojana) moglie penserà che il fulgore di Anna era ebrezza, che "si era abbandonato alla [sua] astuta influenza, ma che l’avrebbe evitata".

Chi ancora sperava che per Anna vi fosse una possibilità, ora sa che non c’è via di scampo. Il vecchio e furbo Tolstoj l’ammazza lì, lui che le idee le aveva chiare ci teneva a dire che dal letame, quello vero, di fiori profumati non ne germoglia alcuno. Lèvin ha vinto e la sua momentanea debacle ne esalta ancora di più lo spessore, la perfetta riuscita. Eppure al lettore sfasciato del Novecento il tracollo (seppur momentaneo) del pupillo appare altro. La partita è tutt’altro che chiusa come dimostreranno su ben altro spartito Odette e Swann.



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L’ anarchia continua. Persa fede e speranza? Un corso biblico è salutare. Non tornano nè l’una e neppure l’altra, ma il buon umore torna eccome. E in fondo anche uno strano senso di tenerezza… e si è atei e felici!



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E’ tornata in inglese, la scritta è di nuovo in inglese!

Fumo troppo… ma sto bene, eccetto per il delirio lavorativo. Ho perso un bolg che mi piaceva assai: si chiama Da Prassede (si B., hai letto bene!). E’ un tipo in gamba e mi piace come posta, per favore se qualcuno leggendo queste righe mi lasciasse l’indirizzo del blog, mi farebbe cosa assai gradita. Io non lo trovo più



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Chissà che è successo… comunicazione interrotta! Non siamo nuovi mi pare al sabotaggio tecnologico, o sbaglio?

Oggi mio padre compie sessantanni, mi pare plusibilissimo e incoerente. Andrea è in ritardo, tanto per cambiare!

Meglio poco o niente? (posso scegliere solo tra queste due opzioni?)

E in ultimo, perchè sto cazzo di blog è avanti di 12 ore secche e non c’è verso di metterci pezza? Evidentemente un altro sabotaggio, come la posta di libero che la si scarica solo dal sito di libero…

Perchè chiedersi solo cosa significa "infandum" e non considerare il "regina iubes renovare dolorem"? Che sia una forma di sineddoche gnoseologica?



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– adesso abbiamo 2805 punti in più e ridiamo e penso che sono felice e che non mi occorre altro. Davvero.

 



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Soffia un vento aguzzo, il cortile è pieno di foglie grandi e scure e d’ oro. Non le spazzo, anzi dove si ammucchiano inermi le disperdo perchè il vento se le possa riprendere. E trascinare dove crede. E ammucchiare di nuovo. Adoro i peschi che si svestono in giallo opaco, i filari che chiamano i girasoli già dimenticati, e le gazze implacabili, nere e vivaci, così dissonanti ora che si sono accese le foglie ricurve. Nel rossastro vivo degli alberi si placa un sole arreso, amichevole, finalmente obliquo. Le bacche piene intonano assoli da liberate primedonne nel verde fosco delle siepi, e ronzano più silenziosi gli insetti nel giorno breve, convalescente.

Quando appena adolescente alcune mie compagne mi chiesero che stagione era l’amore dissi: autunno, a loro che avevano fatto man bassa di estati e primavere. E risero e dissero: ti sbagli. Avevano ragione, chè l’ amore è la crudele afa estiva, il tedio insopportabile delle cicale, l’ estasi del mare, lo sconfinato rifugio della notte, il vivace guizzo della lucertola, la musica del cortile di fianco.

L’ autunno è un’ altra faccenda, la mia faccenda.



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Questo blog non procede, è bruttino assai, anche esteticamente… ovvierò!

Intanto voglio solo dire grazie ad Andrea, che è semplicemente sbalorditivo, sempre; a Morena che è stata la prima, era da poco scoccata la mezzanotte!; a Biuz che ha una voce trattenuta e incantevole; a Lucia che ha cercato ripetutamente di chiamarmi; a Eugenia che a chiamarmi invece ci è riuscita; a Cristiano anche se oggi si è arrabbiato; a Katia che è arrivata ora, ma va benissimo lo stesso; a Nathalia che si presenta di mattina con una rosa rossa; ad Hanna che mi regala una tremenda bambola di porcellana; a Danilo che è un ottimo compagno di gioco; a C/S che chissà cosa guarda e a Paolo che credevo non l’ avrebbe fatto, e che, invece, in uno strano soffio di delicatezza, mentre la stampante recalcitra, mi sfiora e dice.

A casa sola, ora, come spesso succede, in uno strano stato di torpore, forse è fame, forse no.

Tornerò a Barcellona e andrò dove ancora non sono mai stata! Ha ragione mio padre: sono veramente fortunata! sfacciatamente direi…

Onestamente, capiterà prima o poi di "fare il solletico al calcare del W.C."? La possibilità, anche la più remota, mi sgomenta, soprattutto perchè il calcare se la gode da morire.



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Non penso che tu ci abbia mai nemmeno badato. Raccoglievi e registravi la notizia e ti comportavi di conseguenza. Per me era un po’ diverso: leggevo la scritta e la ripetevo, involontariamente per qualche minuto. E poi era la sua imprevedibilità a rendermela cara, quando meno me l’ aspettavo compariva in alto  di questo assurdo colore. Per molto tempo, in seguito, l’ abbiamo aggirata, abbiamo scelto di moltiplicare i silenzi, di usare altri mezzi: solo ultimamente era ritornata a informarci che tu, che io eravamo lì a portata di mano. Ora l’ hanno tradotta, adesso appare sempre in alto, sempre verde, ma è in italiano e la "e" con l’ accento chissà perchè l’ hanno trasformata in un una "A" con la dieresi. E per me non è più lo stesso. Tu neanche te ne sei accorto, ma questo non toglie e non aggiunge nulla alla faccenda. Io ho una spasmodica ossessione per i dettagli, soprattutto per quelli privi di sostanza. E’ un’ inezia, ne convengo, ma nella mia mente aveva un ritmo, una cadenza: il "sussurro" del tuo nome dispari.

Tutto finisce, assiomatico, imprescindibile, esatto: tutto finisce. La variabile interessante è quanto tempo impiega per farlo.

Fra una manciata di giorni compio gli anni e so già cosa mi regaleranno. Effettivamente nulla di cui dolersi, però l’ effetto sorpresa è ito. Ai ritadardatari devo assolutamente far capire che il cd dei Muse l’ ho già comprato.

Troverò qualcosa di bello alla fiera di Padova tra sabato e domenica? E soprattutto troverò il tempo di andarci?



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